Riflessione spontanea

Quando qualcuno mi tratta in modo scorretto sento una parte di me che vorrebbe reagire. In qualche modo anche questo post è già una reazione nonostante ci sia un’intenzione autentica di comunicare anche altro. Scegliere di permettere all’altro di agire nella sua modalità, senza occuparmi del giudizio, e restare in ascolto di come questo abita il mio corpo, emozioni, sensazioni e pensieri, mi introduce ad una conoscenza intima di me stesso.
L’azione scorretta di una persona racconta di quella persona, non di noi. Ciò che sentiamo e come reagiamo racconta di noi. Costruire la capacità di sentire e stare con quel sentire senza reprimerlo e senza al contempo diventarne ostaggi è quanto di più prezioso possiamo coltivare per nutrire una conoscenza che nel tempo ci libera dall’ignoranza e ci consegna ad una forma di saggezza profonda.

La parola al Dalai Lama. La meditazione modifica il nostro sistema di reazione agli eventi.

Viviamo in un periodo in cui le emozioni di tipo distruttivo quali la rabbia, la paura e l’odio stanno causando problemi devastanti in tutto il mondo. Mentre ogni giorno i media ci ricordano tristemente del potere distruttivo di tali emozioni, la domanda che dovremmo porci è la seguente: che cosa possiamo fare, a livello individuale, per superare tali emozioni?

È evidente che tali terribili emozioni hanno sempre fatto parte della condizione dell’essere umano. Quindi, coloro che credono che niente possa ‘curare’ i nostri impulsi verso l’odio e l’oppressione potrebbero rispondere dicendo che tali impulsi costituiscono semplicemente il prezzo che si paga per la condizione di esseri umani. Ora questa visione può creare apatia nei confronti delle emozioni distruttive e portarci a pensare [erroneamente] che le emozioni distruttive siano del tutto incontrollabili. Sono convinto che ci siano dei metodi pratici da utilizzare a livello individuale per domare i nostri impulsi pericolosi, gli stessi che portano inevitabilmente alla guerra e alla violenza di massa a livello collettivo.

A prova di ciò posso portare non solo la mia pratica spirituale personale e la mia comprensione dell’esistenza umana basata sugli insegnamenti buddhisti, ma adesso anche il lavoro degli scienziati. Negli ultimi 15 anni ho avuto una serie di conversazioni con gli scienziati occidentali. Abbiamo discusso di vari argomenti, dalla fisica quantistica e la cosmologia alla compassione e le emozioni distruttive. Ho scoperto che le spiegazioni buddhiste, in particolare nel campo delle scienze biologiche e cognitive che studiano il cervello, possono talvolta offrire un nuovo punto di vista agli scienziati occidentali, mentre le investigazioni scientifiche offrono una più profonda comprensione in alcuni campi quali la cosmologia.

Potrebbe sembrare strano che un leader religioso sia così coinvolto con le ricerche della scienza, ma gli insegnamenti buddhisti insistono proprio su l’importanza di comprendere la realtà, quindi dovremmo prestare attenzione a quello che gli scienziati hanno imparato sul nostro mondo attraverso gli esperimenti e le misurazioni. Allo stesso modo, i buddhisti hanno alle spalle 2.500 anni di ricerche sui processi mentali… Allo stesso modo, i buddhisti hanno alle spalle 2.500 anni di ricerche sui processi mentali. Attraverso i millenni, molti praticanti hanno portato avanti quelli che potremmo definire ‘esperimenti’ sul come superare le nostre tendenze verso le emozioni distruttive.

Ho incoraggiato gli scienziati a esaminare praticanti spirituali tibetani di livello avanzato, per scoprire se le loro pratiche possano produrre dei benefici anche per gli altri, al di fuori del contesto religioso. La meta è quella di aumentare la nostra comprensione del mondo della mente, della coscienza e delle nostre emozioni. È per questa ragione che sono andato a visitare il laboratorio di neuroscienze del dr. Richard Davidson all’Università del Wisconsin. Attraverso l’uso di immagini che mostrano quello che succede nel cervello durante la meditazione, il dr. Davidson è riuscito a studiare gli effetti delle pratiche buddhiste per coltivare la compassione, l’equanimità e la consapevolezza.

Per secoli i buddhisti hanno creduto che l’esperienza di tali pratiche renda le persone più calme, più felici e più amorevoli, e al tempo stesso sempre meno inclini alle emozioni distruttive. Adesso, secondo il dr. Davidson, vi è un’evidenza scientifica che sostiene questa teoria. Il dr. Davidson mi dice che l’emergere di emozioni positive nei meditanti può essere dovuta alla seguente ragione: la meditazione consapevole rafforza i circuiti neurologici che calmano la parte del cervello che innesca la paura e la rabbia. Questo significa che vi è la possibilità, per noi, di creare una specie di cuscinetto tra i violenti impulsi del cervello e le nostre azioni. Sono già stati fatti esperimenti che dimostrano che alcuni praticanti possono raggiungere uno stato di pace interiore anche quando si trovano di fronte a circostanze estremamente sfavorevoli.

Il dr. Paul Ekman dell’Università della California, a San Francisco, mi ha detto che suoni forti e rimbombanti (come quello di uno sparo di fucile) non hanno avuto alcun effetto sul monaco buddhista che lui stava testando. Il dr. Ekman ha dichiarato di non aver mai visto nessuno rimanere così calmo alla presenza di un rumore così forte e fastidioso. Un altro monaco, l’abate di uno dei nostri monasteri in India, è stato ‘studiato’ dal dr. Davidson con l’ausilio dell’elettroencefalogramma, per misurare le onde del suo cervello. Secondo il dr. Davidson, l’abate aveva, nei centri del cervello associati alle emozioni positive, il più alto livello di attività mai misurato nel suo laboratorio.

Naturalmente, i benefici di queste pratiche non sono riservati solo ai monaci che passano mesi interi in ritiri di meditazione. Il dr. Davidson mi ha raccontato della sua ricerca relativa alle persone che meditano e svolgono dei lavori fortemente stressanti. Queste persone mostrano uno stato di attenzione vigile nel quale la mente non viene catturata da pensieri o sensazioni, ma li lascia andare e venire, proprio come quando si guarda lo scorrere di un fiume. Dopo otto settimane, il dr. Davidson ha scoperto che in queste persone le parti del cervello che aiutano a formare emozioni positive sono diventate sempre più attive. Le implicazioni di tutto questo sono chiare: il mondo oggi ha bisogno di cittadini e di leader che possano lavorare per assicurare la stabilità e instaurare un dialogo con il ‘nemico’ contro il quale hanno dovuto lottare.

È da notare che questi metodi meditativi non sono soltanto utili, ma anche privi di costo. Non si ha bisogno di droghe o di iniezioni. Non si deve diventare buddhisti o adottare una particolare fede religiosa. Tutti hanno il potenziale per vivere una vita serena e piena di significato. Per quanto possibile, dobbiamo esplorare in che modo questa potenzialità possa essere realizzata. Io provo a mettere in pratica questi metodi nella mia vita. Quando sento delle cattive notizie, specialmente le tragiche storie che spesso sento raccontare dai tibetani, naturalmente la mia prima reazione è la tristezza.

Comunque, cercando di dare il giusto contesto alla mia reazione, riesco ad affrontare la situazione ragionevolmente bene. E i sentimenti di rabbia senza speranza, che semplicemente avvelenano la mente e induriscono il cuore, raramente riescono a sorgere, anche in seguito alle peggiori notizie. La riflessione ci dimostra che la maggior parte della sofferenza nelle nostre vite non è provocata da cause esterne ma da eventi interni, quali il sorgere di emozioni che ci turbano. Il migliore antidoto a questa irruzione è quello di migliorare la nostra abilità di controllare queste emozioni. La felicità e l’equilibrio interiore sono cruciali per la sopravvivenza dell’umanità. Altrimenti le vite dei nostri bambini e dei loro bambini sono destinate ad essere infelici, disperate e brevi. Lo sviluppo materiale contribuisce certamente alla felicità – fino a un certo punto – e ad avere un tipo di vita comodo. Ma questo non è sufficiente. Per raggiungere un più profondo livello di felicità non possiamo dimenticare il nostro sviluppo interiore.

del Dalai Lama – da Siddhi, periodico di Buddhismo Mahayana

Mindfulness – MBSR

Presentazione del corso
martedì 25 febbraio ore 19.30

Presentazione del programma MBSR Mindfulness Based Stress Reduction – “riduzione dello stress mediante la meditazione di consapevolezza”
Un incontro per approfondire la Mindfulness, l’esperienza che sta rivoluzionando la conoscenza emotiva attraverso la meditazione. Il primo passo per un cammino di consapevolezza.
Il corso, seguendo il modello della Brown University e diffuso in tutto il mondo, è strutturato in otto incontri, uno a settimana, per la durata di due mesi.

LA PARTECIPAZIONE È GRATUITA

È gradita la prenotazione

Per ulteriori info:www.vincenzoruberto.com
mobile: 338 160 9968 (Vincenzo)  |  338 266 6462 (Maurizio)

Istituto Lama Tzong Khapa Napoli – Via Cisterna dell’Olio, n°18 (NA)

Il male senza veli.

Opporci al male alimenta il male, giudicare il male nutre il male, reagire al male con altro male non fa altro che incrementare il male collettivo che come un’onda accresce la sua forza. Il male è necessario in quanto è un maestro di cui bisogna comprendere gli insegnamenti. Il male appartiene ad ognuno di noi, ci abita e quando riusciamo a riconoscerlo accade un passaggio evolutivo. Il male è un’esperienza così come il bene, siamo noi con il giudizio che creiamo la separazione. Riconoscere il male ci permette di risanare la frattura percettiva originaria e ci riconnette con l’esistenza stessa. Quando innanzi ad una violenza proviamo ostilità per chi la commette, usiamo parole offensive, ci stiamo connettendo con quella stessa frequenza che è già presente dentro di noi, stiamo alimentando inconsapevolmente lo stesso male. Solo divenendone consapevoli diamo inizio al processo di crescita. Il guerriero di pace risponde alla violenza con la forza della consapevolezza, con la potenza della compassione integrando e accettando la violenza la trasforma e la sublima. Ciò significa che il guerriero di pace può arrivare anche ad uccidere per fermare una violenza ma uccide senza provare ostilità, senza generare altro male. Il male è ciò che deve essere sublimato e sublimare il male è il motivo per cui siamo in questo viaggio terreno.

“In Psicologia e alchimia mi sono occupato dell’integrazione di Satana.
Perché, finché Satana non viene integrato, il mondo non è risanato né l’uomo redento.
Ma Satana rappresenta il male: come può il male venire integrato?
C’è una sola possibilità: assimilarlo, vale a dire sollevarlo al livello della coscienza. Questo si compie per mezzo di un processo simbolico molto complicato, che coincide grosso modo con il processo psicologico dell’individuazione.”

C.G.Jung
Jung Parla
Pg 227

Istruzioni per l’amore

“Il vero amore contiene l’elemento della gentilezza amorevole, che è la capacità di offrire felicità.
Per rendere felice una persona bisogna esserci.
Si dovrebbe imparare a guardarla, a parlarle. Rendere un’altra persona felice è un’arte che si impara.
Il secondo elemento che compone il vero amore è la compassione, la capacità di togliere il dolore, di trasformarlo nella persona che amiamo.
Anche in questo caso bisogna praticare il guardare in profondità per riuscire a vedere che tipo di sofferenza ha in sé quella persona. Spesso avviene che l’altra persona, compresa e sostenuta, sarà in grado di affrontare più facilmente le difficoltà della sua vita, perché sentirà che siete dalla sua parte.
Il terzo elemento è la gioia.
Il vero amore vi deve portare gioia e felicità, non sofferenza giorno dopo giorno.
Il quarto e ultimo elemento è la libertà. Se amando sentite di perdere la vostra libertà, di non avere più spazio per muovervi, quello non è vero amore.”
Thich Nhat

Se siamo leggeri impariamo a galleggiare, facciamo spazio nel cuore e nella mente, lasciamo andare dapprima il superfluo e svuotiamo il bagaglio accumulato. Dopo aver imparato a galleggiare potremmo intuire che è possibile anche volare..

Il viaggio di una vita

Non esistono scorciatoie e il “viaggio” è lungo, dura una vita. Vivere vuol dire intraprendere quel “viaggio”, non importa dove si riuscirà ad arrivare, ma ogni giorno avrà un sapore diverso, nuovi colori e nuovi profumi. Si apprenderà pian piano cos’è l’Amore e cos’è la Sofferenza. Lentamente avverrà una trasmutazione interiore che aprirà nuovi sensi. Scorgeremo un mondo che è sempre stato lì ma eravamo incapaci di sentirlo. Apprenderemo l’umiltà e la leggerezza. Scopriremo la bellezza di tutto ciò che ci circonda, sempre un pò di più.

Il nuovo paradigma

Esiste e si sta sviluppando in tutto il mondo uno strumento profondamente innovativo per affrontare e risolvere gli aspetti del disagio dell’essere umano e quindi della sua “guarigione” e realizzazione. Questo strumento nasce dall’incontro di due approcci che si sono sviluppati parallelamente in aree diverse del pianeta. Da un lato la psicologia occidentale, figlia della filosofia greca e romana, nata in un mondo di miti e ideologie, intrisa di religione e storia antica e contemporanea, dall’altro le discipline orientali fondate su una sapienza millenaria che fanno uso di strumenti di conoscenza attraverso l’esperienza diretta basata sulla meditazione, sulla consapevolezza e sulle tecniche energetiche. Oggi il connubio tra le diverse sapienze dell’uomo per la conoscenza e l’evoluzione e quindi la realizzazione può essere riassunto sotto il concetto che esprime la parola: Mindfulness. Sebbene ogni tentativo di sintetizzare un processo di evoluzione sotto una sola parola risulta sempre inadeguato rimane semplicemente un modo per esprimere qualcosa che può essere compreso solo attraverso un processo di esperienza personale. Questa nuova scienza/conoscenza è fondata quindi su un approccio esperenziale sebbene mediato da un indagine cognitiva.

Il professionista mindfulness dovrà, nel nuovo paradigma, necessariamente essere una persona che ha per primo intrapreso un viaggio di liberazione e trasformazione. La “nuova” conoscenza viene trasmessa su un piano che non è quello cognitivo e dove la componente cognitiva assume il ruolo utile e indispensabile per creare l’ambiente adatto per consentire alle persone di poter accedere ad una conoscenza apparentemente nuova che in realtà è da sempre incarnata nella natura umana. Non impariamo ad andare in bicicletta mediante un processo logico cognitivo, impariamo a pedalare, impariamo l’equilibrio, attraverso un processo di apprendimento che coinvolge l’intelligenza corporea intimamente connessa con la psiche. L’aspetto cognitivo ci è necessario per comprendere che per imparare a pedalare dobbiamo continuare a sperimentare e avere fiducia nel processo. Lo stesso bisogna che accada per i processi di consapevolezza e di realizzazione. Il professionista che ci accompagnerà in questo viaggio potrà facilitare la sintonizzazione su quelle alte frequenze, poi il processo di stabilizzazione e sperimentazione dovrà essere affrontato ed esperito sempre dalla persona poiché questa è l’unica possibilità reale per una trasformazione e realizzazione interiore autentica.